Lo Stile Federiciano "DE ARTE VENANDI CUM AVIBUS" - Falconeria Maestra - Fabrizio Piazza Maestro Falconiere

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Lo Stile Federiciano "DE ARTE VENANDI CUM AVIBUS"

Le Scuole di Falconeria > Scuola di Falconeria Medievale

"UN GIORNO SENZA FALCONERIA E' UN GIORNO PERSO"


Come prima scuola di Falconeria Medievale in Italia e in questo momento credo anche in Europa (questo dai dati forniti, se si hanno altre notizie pregasi comunicarle urgentemente per correggere, inserendo la data dei primi corsi di falconeria medievale fatti da altri all'indirizzo info@falconeriamaestra.it), ho voluto usare, come linea guida da dove partire, un periodo di riferimento ben preciso e abbastanza conosciuto, evitando così il multiepoca, ossia quello che vede Federico II di Svevia come punto cardinale, attraverso i suoi codici, dei miei studi (ma non unico in quanto i miei studi partono da trattati e scritti e altro ancora molto più antichi che saranno messi a conoscenza degli allievi falconieri nelle varie edizioni della scuola medievale di falconeria).
Ma partiamo col fare un pò di chiarezza sull'ars venandi federiciana, sul “modus venandi” e sul “De arte venandi cum avibus”.
In Italia sono conservati ben due manoscritti federiciani.
Pensate che tanti ne conoscono solo uno che definiscono la bibbia del falconiere, conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, conosciuto come Manoscritto Latino 1071 chiamato “Codice di Manfredi” (figlio di Federico II), che parla di ornitologia in generale e di Falconeria di base, tale trattato se visto da solo non è completo, ad esempio parla dell'utilizzo del cappuccio ma non del logoro, e inotre si ferma con le prime basi di addestramento. Tale trattato va a completarsi con il secondo manoscritto, meno conosciuto ma sicuramente la vera bibbia del falconiere per eccellenza, ossia colui che caccia con i rapaci, dove sono racchiuse tutte le tecniche di caccia con i falchi, svelando i metodi, i vari rapaci da utilizzare in base al tipo di preda e terreno e così via, trattando in modo molto soddisfacente anche l'utilizzo del logoro, questo è conservato nella Biblioteca Universitaria di Bologna, conosciuto come Manoscritto Latino 717, questo sembra sia stato completato da re Enzo (figlio di Federico II).

Il codice 1071 è databile tra il 1258 e il 1266, è ricco di miniature e fra queste ci sono i ritratti di Federico II e di re Manfredi.
Già dalle prime pagine del trattato è presente una grossa macchia rossa che mano a mano, andando avanti nelle pagine, diventa più piccola, la leggenda, o pura verità, narra che re Manfredi portasse custodito il trattato nel petto e che durante la battaglia di Benevento, colpito a morte con una spada il suo sangue abbia sporcato il libro. Il codice 717 sembra sia più antico rispetto al primo ed è diviso in sei libri
I temi trattati sono i seguenti:
– DEI FALCHI USATI NELLA CACCIA, DELLA LORO ATTREZZATURA, CURA ED ADDESTRAMENTO
– SUL'USO DEL LOGORO, SULL'ADDESTRAMENTO DEI FALCHI SULL'ADDESTRARE I GIRFALCHI A VOLARE ALE GRU E SUI CANI USATI IN FALCONERIA
– LA CACCIA ALLA GRU CON I GIRFALCHI ED ALTRI RAPACI
– LA CACCIA AL'AIRONE CON I FALCHI SACRI E CON ALTRI RAPACI
– LA CACCIA ALLA RIVIERA CON IL FALCO PELLEGRINO
questi sono i principali temi, poi ognuno di essi  ha dei vari argomenti che vengono trattati in modo dettagliato.
Dal primo codice si possono notare gli abiti utilizzati dai falconieri ( utilizzati anche dal Gruppo Storico Falconeria Maestra, che ha saputo fare tesoro degli studi riproducendo fedelmente abiti, attrezzature, e quant'altro inerenti il periodo e il trattato), dal secondo i logori, le tecniche di volo e così via.


MA CHI ERA FEDERICO II NELLA FALCONERIA

Nipote di Federico Barbarossa, Federico II fu considerato da alcuni una "meraviglia del mondo" ossia “stupor mundi”, per altri fu invece l'Anticristo, pensate che più avanti anche lui in una sua frase recita ….. “ prima di me solo Cristo” (rifacendosi anche alla sua data di nascita), e per altri ancora il Messia venuto a riportare l'ordine di Dio sulla Terra.
Federico nacque il 26 dicembre 1194 a Jesi, nelle Marche, dall'imperatore Enrico VI di Svevia e da Costanza d'Altavilla, pensate che l'imperatrice mise al mondo il suo primo e unico figlio sotto un tendone appositamente eretto nella piazza del mercato di Iesi il giorno di S. Stefano.
Federico trascorse la sua infanzia presso la corte di Palermo dove iniziò a praticare e a conoscere l'arte della Falconeria che sarebbe poi diventata fulcro importante della sua vita.
Di seguito voglio darvi delle notizie legate a Federico e la Falconeria evitando di descrivere la sua vita, la sua storia, le sue scomuniche, le sue crociate e così via che comunque potete trovare senza nessun problema in altri siti legati a questo grande imperatore.
Federico partecipò alle crociate in modo unico, ossia invece di combattere cercava nuovi stratagemmi di pace, in questo modo si fece molti amici tanto che il 25 luglio 1215 il sultano d'Egitto gli consegnò Gerusalemme, Betlemme, Nazareth e garanzie di movimento per i pellegrini. Durante le trattative si intrattenne in discussioni filosofiche e scientifiche con dotti musulmani, il che gli procurò critiche e accuse di miscredenza e la scomunica.
Il suo contatto con i popoli d'oriente lo portò anche ad approfondire ancora più le conoscenze sulla Falconeria araba, praticata in modo molto più sofisticato rispetto ai popoli occidentali. Basti pensare che l'utilizzo del cappuccio Federico lo apprese proprio in quei posti per poi portarlo in occidente; testimonianza di tale fatto è racchiusa nel manoscritto 1071 dove descrive per la prima volta in Europa il cappuccio e il suo utilizzo.
Sviluppò nel regno una rete di castelli, per esigenze di controllo ma anche per favorire i suoi svaghi, come la caccia: il più celebre è Castel del Monte, presso Bari, dalla singolare pianta ottagonale.

L'imperatore morì mentre cercava di reagire alle disfatte subite in Italia settentrionale a Castel Fiorentino (presso Foggia), il 13 dicembre 1250, pensate che anche la sua morte è avvolta da strani presagi, sembra che una maga aveva predetto a Federico che sarebbe morto in una città col  nome di un fiore.
La salma fu portata a Palermo e collocata in un sarcofago di porfido rosso nella cattedrale, così come aveva dettato lui.

 
 
 
 
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